venerdì 27 gennaio 2017

La Città e Le Stelle (Arthur C. Clarke)

Come un gioiello scintillante, la città giaceva nel cuore del deserto. Una volta aveva conosciuto sviluppi e trasformazioni, ma ora il Tempo scorreva senza alterarla. Il giorno e la notte si avvicendavano sul deserto; nelle strade di Diaspar l'oscurità non scendeva mai. Le lunghe notti d'inverno potevano ben gelare il deserto ricoprendolo di brina, ma la città non conosceva né il freddo né il caldo. Diaspar non aveva contatti col mondo esterno; era un universo a sé.
 
La Città e Le Stelle (Arthur C. Clarke)È con queste parole che inizia La Città e le Stelle (dovete ringraziare che non abbia scritto tutto il paragrafo perché ero già partita in quarta! XD). Come ho detto nei post precedenti dedicati a Clarke, ho iniziato a leggerlo a scatola chiusa e così sto continuando. Non sapevo nulla su La Città e le Stelle, quando, arrivata oltre metà libro, ho letto per caso la trama scritta su una vecchissima edizione Urania:
 
Sulla Terra sono rimaste una città e una fortezza sommersa. Nel lago che ha sommerso la fortezza c'è un mostro alto quindici metri. Il mostro ha al suo servizio una macchina. Tutto sommato, dunque, sulla Terra ce ne sarebbero ancora abbastanza per tenere in piedi un buon romanzo.
 
 
 
umm_no_sherlock
 
Ummmmm… NO! XD Primo: l’ho dovuta modificare un po’ perché spoilerosa. Secondo: fa sembrare il libro un fantasy in cui c’è un mostro da sconfiggere per salvare il mondo. Wrong! Quel mostro gioca sì un ruolo fondamentale, ma si vede al massimo per qualche pagina! XD Nelle nuove edizioni per fortuna hanno corretto, ma in attesa che mettiate mano su una copia (cosa purtroppo ardua perché attualmente la versione cartacea è reperibile solo nell’usato, mentre quella digitale solo grazie a scansioni amatoriali), vi racconto io di cosa parla veramente.
 
Ci troviamo milioni di anni nel futuro e Diaspar è l’ultima città rimasta su una Terra completamente deserta e priva di vita. È una città altamente avanzata rinchiusa in una cupola, che non ha alcun contatto con il mondo esterno. È immune alle condizioni climatiche e allo scorrere del tempo, un paradiso in cui gli abitanti vivono una vita perfetta, senza nessun tipo di problema o preoccupazione, e hanno anche raggiunto l’“immortalità”: grazie alla tecnologia, infatti, riescono a vivere mille anni, dopodiché la loro coscienza viene conservata nelle “banche memoria” e riportata in vita ciclicamente, a distanza di qualche secolo tra una vita e l’altra. Le coscienze vengono impiantate in esseri umani già adulti creati artificialmente, motivo per cui l’uomo ha perso la capacità di riprodursi e non sa più cosa sia un bambino. Gli abitanti di Diaspar quindi sono sempre gli stessi, ma per fare in modo che non si crei una situazione stagnante, le coscienze vengono riportante in vita in momenti casuali: ognuna di loro non troverà mai gli stessi abitanti delle sue vite precedenti, ma una popolazione sempre diversa.
In questo scenario facciamo la conoscenza di Alvin, che il caso vuole sia l’unico a non aver mai vissuto una vita precedente, la sua è una coscienza nuova di zecca! Grazie a questo è anche l’unico a non essere terrorizzato dal mondo esterno e l’unico a desiderare di scoprire cosa c’è oltre le mura della città. Tutti lo prendono per pazzo e non capiscono come si possa desiderare di uscire fuori da una città perfetta come Diaspar, che offre qualsiasi cosa si possa immaginare. Soprattutto, non concepiscono come possa non essere terrorizzato dal mondo esterno, dove non c’è altro che morte. Loro infatti ne sono così terrorizzati da non provare nemmeno lontanamente ad avvicinarsi alle mura e vedere com’è fatto il deserto o il cielo stesso.
 
The City and The Stars (covers)
 
Anche in questo caso, come in tutti gli altri libri di Clarke che ho letto, si tratta di un romanzo breve, con personaggi poco caratterizzati (tranne per quanto riguarda il protagonista), dove le difficoltà incontrate da loro vengono risolte quasi immediatamente. La storia però è così profonda e piena di poesia, e il messaggio che vuole comunicare così forte e importante, che tutto il resto passa in secondo piano. È meglio vivere una vita perfetta e al sicuro, o rischiare tutto per cercare altro? Questa perfezione, poi, esiste veramente o è solo un’illusione? Se esiste, a che prezzo la si è ottenuta?
 
La Città e le Stelle è stato pubblicato per la prima volta nel 1956, ed è una rielaborazione del racconto Against the Fall of Night del 1948. È breve, ma offre tante di quelle riflessioni, su tanti argomenti diversi e attuali ancora oggi, da riempire la testa per giorni e giorni! Un romanzo contro i pregiudizi, che invita a guardare oltre il proprio naso, ma soprattutto a migliorarsi sempre e a non fossilizzarsi mai sulla propria condizione. Perfetto per chiunque abbia sete di conoscenza e avventura, ma che io consiglio in particolar modo alla categoria opposta, per farle provare a guardare il mondo con occhi diversi!
 
When beauty is universal, it loses its power to move the heart, and only its absence can produce an emotional effect.

venerdì 13 gennaio 2017

Le Sabbie di Marte (Arthur C. Clarke)

Le Sabbie di Marte

Trama: Sul viaggio inaugurale della prima nave di linea tra la Terra e Marte viene invitato lo scrittore e giornalista Martin Gibson, per essere testimone del viaggio e fare propaganda alla vita sul pianeta rosso: un mondo privo di vegetazione e ossigeno, reso abitabile dai primi coloni, che combattono con tutte le forze per rendere migliore la loro nuova patria.

Titolo originale: The Sands of Mars.
Pubblicato per la prima volta nel 1951. Reperibile sia in cartaceo che in digitale.

Kiki e ClarkeLe Sabbie di Marte è un romanzo breve, lineare e semplicissimo, che va letto avendo ben chiaro che è stato scritto 10 anni prima che l’uomo potesse viaggiare nello spazio: era infatti il 1961 quando Yuri Gagarin orbitò attorno al nostro pianeta e disse: “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini!”. E dopo quel viaggio dovettero passarne altri 8 prima che l’uomo potesse mettere piede su un corpo celeste che non fosse la Terra. Potete ben immaginare, quindi, quante ingenuità siano presenti nel romanzo, soprattutto per quanto riguarda Marte, sul quale ancora non si sapeva nemmeno che fosse disabitato, cosa che si scoprì nel 1964 grazie alla sonda Mariner 3. Lo stesso vale per la tecnologia! Ho letto un commento in cui il libro viene bocciato per l’assenza di internet: com’è possibile che l’uomo sia capace di andare su Marte se ancora non ha internet? Internet non esisteva nemmeno quando l’uomo è andato sulla Luna, e stiamo parlando della realtà! La prima rete di computer, ARPANET, che fu installata nel 1969, veniva utilizzata dal Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti esclusivamente per scopi militari. Internet è nata all’inizio degli anni ‘80, ma la versione che conosciamo oggi ha iniziato a diffondersi a partire dal 1991 grazie al World Wide Web! Insomma, quando fu pubblicato questo libro, non era stata neanche lontanamente immaginata e, probabilmente, è l’unica cosa che gli scrittori di fantascienza non sono riusciti ad anticipare con la loro fantasia.

Ma è davvero necessario che scienza e tecnologia siano al passo con i tempi per godere di un romanzo di fantascienza? Secondo me no!

Il protagonista, Martin Gibson, è uno scrittore e giornalista che viene mandato su Marte per raccontare la vita dei suoi primi coloni, con lo scopo di invogliare sempre più terrestri a visitare il pianeta. Ben presto però si troverà coinvolto nel loro destino, ostacolato sia dalle condizioni avverse del pianeta sia dalla mancanza di sostegno economico da parte della Terra. Niente alieni verdi e malvagi, battaglie intergalattiche o raggi laser, ma solo uomini, con le proprie difficoltà e paure sull’avvenire, che hanno trovato il proprio scopo nella vita e lottano per difenderlo. Una storia molto attuale, dunque, che non ha bisogno di un background scientifico e tecnologico al passo con i tempi per comunicare il suo messaggio. Se però volete fare gli schizzinosi a tutti i costi, vi dico che esiste un programma di ricerca in cui la NASA sta prendendo “ispirazione” da questo libro per mandare i primi uomini su Marte. Alla faccia del non essere al passo con i tempi!

Capsule su Marte

Nathan Fillion as Richard CastleFun fact: Per tutto il tempo io ho immaginato Gibson come Nathan Fillion nei panni di Richard Castle: non perché mi piaccia quella serie, anzi, tutto il contrario, ma solo perché anche Castle è uno scrittore che ama prendersi in giro. (Nathan Fillion invece mi piace eccome! XD). Secondo me, infatti, Clarke usa il personaggio di Gibson come mezzo per auto-criticarsi, e mi sono divertita tantissimo nel leggere alcune battute, soprattutto quella in cui dice che una certa cosa che avviene è degna del peggior Harmony! XD

Le Sabbie di Marte non è una lettura imperdibile, ma è divertente, leggera e piacevole da leggere. Inoltre è importante per due motivi: è il romanzo che nel 1952 ha dato vita in Italia alla famosissima e longevissima collana di libri Urania, esistente ancora oggi, ma è anche il primo romanzo scritto da Clarke, tutt’ora considerato uno dei più grandi autori della fantascienza “seria”, non quella “alla Hunger Games” per intenderci! Qui il suo stile è ancora acerbo e lontano da quello di Incontro con Rama, ma già strizza l’occhio ai temi a lui più cari, in particolar modo su quanto sia importante trovare il proprio posto nel mondo. E chi lo dice che questo posto si trovi per forza sulla Terra?